Per gran parte della sua vita ha lavorato con le pecore sulle colline: fuori alle prime luci dell’alba e di ritorno al crepuscolo, con la coda bassa e lo sguardo sempre rivolto al gregge. Quando l’età l’ha resa più lenta, la famiglia l’ha portata alla fattoria perché potesse riposarsi.
Riposarsi, però, non è mai stato davvero nel suo stile.
Quella primavera, nel fienile si schiuse un gruppo di anatroccoli. Nel giro di pochi giorni, la cagnolina si era già nominata responsabile. Ogni mattina aspetta davanti alla porta del fienile finché la fila di piccoli anatroccoli non esce; poi si mette dietro di loro, riporta delicatamente indietro con il muso chi resta indietro e guida tutta la processione attraverso il cortile fino allo stagno.
Non li rincorre e non abbaia. Segue semplicemente lo stesso percorso paziente che un tempo faceva dietro a centinaia di pecore, solo su una distanza molto più breve e a un ritmo decisamente più lento.
Un vecchio istinto e un nuovo branco
Quando gli anatroccoli sono in acqua, si sdraia sulla riva con il mento sulle zampe e li osserva. Quando risalgono, li riaccompagna indietro. Nessuno glielo ha insegnato e nessuno in famiglia ha avuto il coraggio di dirle che, in realtà, è in pensione.
I cani da pastore sono selezionati per tenere gli animali uniti e guidarne i movimenti, e molti sembrano stare meglio quando hanno un compito. Per questa cagnolina, il compito è semplicemente diventato più piccolo, più soffice e decisamente più rumoroso.
Agli anatroccoli non sembra dispiacere. Se oggi arriva con qualche minuto di ritardo, la aspettano davanti alla porta del fienile.




